Pollice verde

Per me il software è come una pianta.

Una delle metafore più diffuse per descrivere ai non addetti ai lavori come avviene la costruzione di un software e la sua complessità è quella di paragonarla alla costruzione di una casa. È una metafora che regge, niente di sbagliato. Tuttavia è limitata perché a un certo punto la casa finisce e diventa “rigida”. Non è più così modificabile, non è più possibile fare determinate aggiunte o togliere pezzi.

Proprio per evitare questa sensazione di rigidità io preferisco la metafora della pianta. L’inizio dello sviluppo è come piantare il seme. Poi arriva un minimo di arbusto ma perché si regga dritto è necessario aiutarlo con un bastone di sostegno. Poi si comincia ad avere un certa solidità, con un tronco e i primi rami più importanti. Il processo avviene con calma, con cura, dobbiamo amare la nostra piantina e sfoggiare le nostri doti migliori da pollice verde. Poi è un’esplosione di rami, foglie, che possono sempre crescere in ogni direzione e in ogni momento. Ma attenzione. Alcuni rami si possono ammalare, altri vanno potati. La pianta va continuamente curata, sfrondando dove c’è bisogno.

Per questo il software è come un albero. È un qualcosa che continua a mutare e il buon team di sviluppo ne conosce pregi e difetti. Sa quali sono le parti da potare e lo fa senza indugi. Sa quali sono le parti che si reggono su un sostegno e le fa crescere per renderle più robuste.

E voi? Che paragone usate per spiegare come si costruisce e mantiene un software?

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